Unioni civili, Cassese (giudice emerito Consulta): “Bastava seguire sentenza Consulta 2010 senza forzature”

PROCREAZIONE:AVVOCATO STATO,GIUDICI NON SUPPLISCANO A CAMERERoma, 25 febbraio 2016 – Continua acceso anche fuori dal  Parlamento il dibattito sulle Unioni Civili. Per Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale sono state fatte forzature dall’una e dall’altra parte. Era sufficiente attenersi alla sentenza della Corte Costituzionale del 2010, che con chiarezza e precisione indicava la strada da seguire.

“Ci sono state delle forzature da entrambi gli schieramenti. Non capisco perché le parti non si siano lette la limpida e cristallina sentenza della Corte Costituzione del 2010. Una sentenza chiarissima: le unioni eterosessuali danno luogo a matrimonio e famiglia, le unioni non eterosessuali danno luogo ad una formazione sociale che è diversa dal matrimonio e dalla famiglia”, ha detto il giudice emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese, in un’intervista a inBlu Radio, network delle radio cattoliche italiane, in onda durante il programma ‘Piazza inBlu’ condotto da Chiara Placenti.
“La Corte Costituzione nel 2010 – ha spiegato Cassese – ha stabilito che il legislatore deve definire quali sono i diritti reali, patrimoniali, personali quelli che attengono alla protezione e allo stato sociale che spettano ad una coppia di persone dello stesso sesso. Il legislatore deve dunque fare una lista di questi diritti senza fare agganci con famiglia e matrimonio in modo tale che la coppia di persone dello stesso sesso possa vedersi riconosciuti questi diritti”.
Sulla stepchild adoption, ha concluso Cassese, “il parametro è molto semplice: quando si tratta di un figlio già nato da uno dei membri della coppia, non c’è dubbio, che a tutela dei diritti del bambino, si deve riconoscere la possibilità di un’adozione da parte dell’altro componente della coppia. Fino a questo punto si estende il diritto, il resto può far parte di aspettative e aspirazioni ma non si tratta certamente di diritti”.

intervista di Chiara Placenti:

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