Hungry Hearts – Puntata del 4 giugno 2016

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Bob Dylan

Non si possono servire due padroni, o Dio o Mammona. Così Gesù nel Vangelo. E’ il 1979 e Bob Dylan incide Slow Train Coming una dichiarazione d’amore per Cristo e la nuova fede abbracciata, lui ebreo di nascita. La canzone che apre l’album è proprio Gotta Serve Somebody, sulla radicalità della sequela che Cristo richiede. Può essere il diavolo, può essere Dio, ma devi servire qualcuno. La canzone suscitò reazioni diverse: John Lennon la criticò aspramente e scrisse una canzone-parodia: Serve Yourself mentre il musicista australiano Nick Cave disse: «Quel trascinarsi predatorio dell’apertura, le liriche intrecciate, la voce logora e seducente, l’immensa mancanza di carità nel suo messaggio, il senso di agonia del tutto…Mi trovavo in un bar, l’avevo ascoltata al jukebox e mi guardai in giro, domandandomi come mai le vite di tutti i presenti non fossero state immediatamente cambiate da quell’ascolto». Una canzone che negli anni ha “seminato”, possiamo quindi riascoltarla nella versione pop di Cesare Cremonini (Figlio di un re) e la più fedele, recentissima, interpretazione di De Gregori, Servire qualcuno.
Hungry hearts, a cura di Andrea Monda scrittore e insegnante di religione, mutuando il suo titolo dal famosissimo brano di Bruce Springsteen che indaga non a caso sui “Cuori affamati”, racconta la dimensione spirituale della musica rock e non solo.

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