Papa, nunzio Centrafrica: “Penso che la visita venga confermata”

Mons. Coppola: “Non c’è conflitto religioso ma sociale”

280814-010Sui timori per viaggio del Papa in Centrafrica, Giorgia Bresciani ha raggiunto al telefono, a Bangui, il nunzio apostolico nel Paese, monsignor Franco Coppola che assicura: “Se la situazione resta così, il viaggio si farà”.

 

Roma, 19 novembre 2015 – “Se la situazione in Centrafrica resta com’è adesso la visita sarà confermata”. Lo ha detto il nunzio apostolico in Centrafrica, mons. Franco Coppola, in un’intervista a inBlu Radio, network delle radio cattoliche italiane, in merito al viaggio di Papa Francesco nella Repubblica Centrafricana.

“Stiamo vedendo ogni giorno – ha aggiunto mons. Coppola – un ulteriore miglioramento dell’ambiente. La gente comincia a credere nella visita del Papa. La popolazione è disturbata dalle notizie sulla preoccupazione per la visita di Francesco. La gente è convinta che qualcuno stia cercando di rubarle la visita del Papa” ma “se non accadono situazioni nuove la visita si farà”.
“Abbiamo preso contatti – ha proseguito mons. Coppola – con tutte le differenti comunità e tutti vedono nella visita del Papa un’opportunità per il Paese. Vedono il Papa come un uomo di Dio, di pace, aperto e sensibile alla condizione delle persone più svantaggiate. L’attenzione del Papa per il Centrafrica, che aspira alla pace e vive nell’estrema povertà, è qualcosa che riempie la gente di gioia”.
“Il Papa – ha rivelato mons. Coppola – ha programmato di incontrare nel pomeriggio della domenica la comunità protestante: andrà nella Facoltà teologica degli evangelici a Bangui. E la mattina del lunedì si recherà alla Moschea centrale dove incontrerà la comunità musulmana”.
“Qui il conflitto – ha concluso mons. Coppola – non ha una natura religiosa, non esiste assolutamente l’animosità nei confronti della fede dell’altro. Qui c’è un problema di esclusione sociale che lamenta la parte musulmana. I musulmani si sentono esclusi dai benefici della società e quindi desiderano una maggiore giustizia sociale. Non vogliono assolutamente convertire i cristiani e non li disprezzano. Qui esiste una piattaforma religiosa formata dai tre leader religiosi: l’arcivescovo, l’imam e il pastore protestante. Non c’è un problema religioso ma sociale”.

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