Siria: centinaia figli Isis senza identità ad Aleppo. Francescani-musulmani in aiuto

Padre Lutfi a InBlu Radio lancia appello

Padre Firas Lutfi, Superiore del collegio Terra Santa a InBlu Radio: “Bambini rifiutati da società perché nati da jihadisti. Non possiamo lasciarli soli. Al via un progetto per legalizzare la loro esistenza”

intervista di Alessandra Giacomucci

 

Roma, 30 gennaio 2018. Ad Aleppo centinaia di bambini figli dell’Isis sono senza identità, mai iscritti all’anagrafe o andati a scuola e rifiutati totalmente dalla società. Nelle pieghe del dramma della guerra in Siria ci sono anche i bambini nati nel periodo dell’occupazione jihadista dai matrimoni temporanei o da unioni forzate. Per loro ad Aleppo i francescani, insieme ai musulmani, hanno avviato un progetto che padre Firas Lutfi, Superiore del collegio di Terra Santa e Vice parroco della parrocchia di San Francesco, ha reso noto in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei.
“Ad Aleppo i francescani, in collaborazione con il mondo musulmano, – ha raccontato padre Lutfi  – hanno avviato un progetto per prendere coscienza dei bambini nati dai jihadisti. Sono figli sconosciuti, senza nome e cognome. Questa è una grande sfida perché nessuna organizzazione internazionale vuole affrontare questo problema. Abbiamo delle creature, da uno fino a sei anni, che non sono mai andate a scuola ma soprattutto non hanno una registrazione legale nella società. Stiamo lavorando ad un progetto per il Parlamento affinché riconosca un’identità a questi bambini. Vogliamo inoltre sostenere le madri, insegnare loro un mestiere e offrire ai bambini la possibilità di recuperare gli anni scolastici persi”.
“Questi bambini – ha proseguito padre Lutfi – sono nati da matrimoni forzati voluti dai jihadisti. In questi 6 anni sono nati centinaia di bambini e la società non li accetta e riconosce. Sono condannati dal fatto di essere figli di jihadisti, persone cattive, estranee in quanto non siriani. Non possiamo lasciare questi bambini ai margini della società. Stiamo progettando un programma di prevenzione ed educazione ma anche legalizzazione della loro esistenza. È un progetto molto ambizioso ma vogliamo essere una goccia nell’Oceano senza la quale non sarebbe lo stesso. In tutto questo sono coinvolte almeno 2500 persone e sono solo quelle che noi conosciamo”.

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