Il territorio parla
Firenze: il Meyer cura disagio ragazzi; Saronno: a scuola s’impara la diversità; Brindisi: visita premier albanese, a 30 anni dall’esodo

5 marzo 2021

Il primo collegamento è con Giovanni Ciappelli, di Radio Toscana, per parlare della situazione in regione del Covid e i minori.
Sul fronte sanitario c’è grande attenzione all’impatto delle varianti del Covid per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti. Al Meyer di Firenze si sono registrati vari casi in questi ultimi mesi di ricoveri ed è stata impostata un’attività di monitoraggio. Le parole di Francesca Bellini, direttore sanitario Meyer. L’ospedale pediatrico fiorentino è attento anche sulla situazione psicologica dei ragazzi, causata dalle varie restrizioni e anche dallo stop alle lezioni in presenza. Il commento di Rosanna Martìn, responsabile servizio psicologico del Meyer.
Il secondo collegamento è con Carlo Legnani, di Radiorizzonti InBlu, Saronno, per parlare del progetto “Calzini Spaiati” della scuola primaria Gianni Rodari. Un calzino spaiato per ogni classe appesi, come se fossero stesi ad asciugare, per raccontare come la diversità sia una risorsa non un problema o una difficoltà. E’ l’iniziativa della scuola elementare Gianni Rodari di via Toti che a inizio febbraio, come molti altri istituti scolastici in Italia, ha aderito alla giornata internazionale dei calzini spaiati. Le parole della maestra Barbara Marabelli, insegnante responsabile di plesso scuola Rodari di Saronno e l’entusiasmo dei bambini.
Nella terza parte collegamento con Annachiara Guadalupi, di Radio Frate Sole, Brindisi. Domani il premier albanese Edi Rama sarà in visita a Brindisi in occasione del trentennale di quell’eccezionale esodo che cambiò la storia. Era il 7 marzo 1991 quando l’Italia scoprì di essere una terra di frontiera per migliaia di cittadini albanesi. Quel giorno arrivarono nel porto di Brindisi, a bordo di navi mercantili e imbarcazioni di ogni tipo, alcune improvvisate, 27mila migranti. Fuggivano dalla crisi economica e dalla dittatura, stremati da decenni di regime comunista guidato da Enver Hoxha e Ramiz Alia. Già nei primi mesi del ‘91 diverse persone erano fuggite verso le coste pugliesi, ma fino a quella mattina non si era ancora visto un flusso così imponente di sbarchi. E mentre la macchina dell’accoglienza provava a rispondere a quella emergenza inattesa, almeno nei numeri, la comunità brindisina seppe misurarsi in una vera e propria gara di solidarietà per soccorrere donne e bambini. La generosità dei brindisini, che non lesinarono aiuti di ogni genere (alimentari, vestiario e medicinali), sembrò un fatto naturale e spontaneo.